The Skinsaw Murders

Il Maniero dei Foxglove

Tesla si soffermò per qualche minuto sugli scritti di necromanzia che trovammo in quella stanza interrata, e decise di infilare nelle sue borse alcuni di quei tetri manoscritti. Decidemmo poi di proseguire nell’esplorazione dei sotterranei, aprendo porta che dava su un corridoio umido e carico di odore di decomposizione. Pochi passi nell’oscurità e trovammo una rampa di scale che scendeva a spirale nelle profondità della terra fino ad arrivare a una piccola stanza la cui superficie era quasi interamente occupata da una grande buca. C’erano lastre di pietra spaccate ovunque, e mucchi di terra, roccia e piccozze abbandonate sulle pareti. La buca era stata chiaramente aperta a colpi di piccone, e dava su una angusta scala dall’aspetto molto più antico di quello del maniero, che scendeva a spirale nelle profondità della terra. Un vento freddo e umido fuoriusciva dal varco, portando un insopportabile odore di morte tra di noi. Si percepiva in lontananza un suono sordo e ritmico, come il respiro di una bestia primordiale. Revan scattò indietro, bianca in volto, come se dovesse pararsi da un assalto. Galstack si gettò pesantemente nella stanza vibrando la spada magica di Nualia nel vuoto senza alcun effett. Un’altra di quelle allucinazioni. revan disse di aver visto chiaramente Aldern Foxglove, madido di sudore, aprire il varco nel pavimento. Ad ogni colpo vibrato a terra, ripeteva la frase “Per te… per te…”.

Scendemmo in questo ultimo antico complesso. La scala terminava dentro una caverna incredibilmente umida. Ovunque vedevamo sgocciolare la volta a terra. Il posto era gelido e il pavimento scivoloso. Perlustrammo la zona. Trovammo cataste di cadaveri mangiati fino alle ossa, le interiora finite negli stomaci delle frotte di ghoul che dovremmo affrontare. Si trattava di creature spaventose, cadaveri cannibali dall’aspetto bestiale, la carne grigia e putrida, e i tratti animaleschi. La malattia che riporta alla vita queste creature della notte plasma le loro ossa, i loro sguardi. Hanno denti lunghi ed affilati, e orecchie appuntite come lupi. Si muovono veloci, e si nascondono bene, ma il gruppo è compatto e forte, e siamo riusciti a sbarazzarci di loro ad ogni agguato che ci tendevano nelle pieghe della roccia. Attraversammo cunicoli pieni di funghi e muffe velenose, e trovammo un’ecatombe di corpi martoriati in una caverna dall’odore indescrivibile. Tesla e Revan scandagliarono i corpi in cerca di fonti di magia, e recuperammo il cadavere di un famoso bandito che aveva terrorizzato la Costa Perduta negli ultimi mesi. Galstack ne rimosse il cranio, infilandolo in una sacca. Il resto del gruppo si divise i suoi averi, tra i quali una magnifica spada di acciaio meteoritico nero. Galstack ne provò il filo sulla roccia stessa del suolo, la lama passò con facilità nella pietra, come fosse una lama calda nel lardo. Ho idea che potrà esserci utile presto, una lama come quella. Il barbarò se l’attaccò in cinta, assieme a una mezza dozzina di armi. Mi chiedo come faccia a girare con tutta quella roba addosso.

Ad un certo punto raggiungemmo l’origine del suono ritmico che sentivamo. L’angusto tunnel che avevamo percorso si apriva voragine, un condotto circolare che saliva per una decina di metri  e scendeva in basso per altri quindici, fino ad inabissarsi nell’acqua marina schiumosa. Tutt’attorno alle pareti dello strapiombo, a forma di vite, c’era un umido e stretto costone che portava a una porta di pietra vicino al livello dell’acqua. C’erano ovunque fessure dalle quali scaturivano piccoli gettiti d’acqua che cadevano nel vuoto, il costone era liscio e scivoloso come la pelle di un polpo. Galstac usò i chiodi per creare un’imbragatura, ma arrivato a metà via, fu attaccato da una mezza dozzina di goblin che si arrampicavano sulla parete come ragni. Anche loro erano deformi e bestiali, la pelle morta e fredda. Galstack e io ce ne liberammo in fretta.

Raggiunta la porta di pietra arrivammo in una stanza colma di orrore…